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Vertenza – 20 Ottobre 2026

Sanità privata, contratto fermo al 2018: NurSind proclama lo stato di agitazione

Otto anni senza rinnovo, salari erosi dall’inflazione e infermieri che lasciano le strutture accreditate. Iannuzzi e Bottega chiedono a Ministeri, AIOP e ARIS di riaprire subito la trattativa.

Gli infermieri della sanità privata aspettano il rinnovo del contratto da otto anni. Le loro retribuzioni sono ancora quelle del 2018. Nel frattempo il costo della vita è salito, i carburanti sono rincarati e il potere d’acquisto delle buste paga si è ridotto di molto, mentre turni, carichi di lavoro e responsabilità nelle strutture accreditate sono cresciuti. È per questo che il NurSind ha proclamato lo stato di agitazione nazionale del personale del settore e ha avviato le procedure di raffreddamento e conciliazione previste dalla legge.

La decisione arriva dopo mesi di stallo. All’incontro del 4 marzo al Ministero della Salute non sono seguiti passi concreti, e il tavolo per il rinnovo resta fermo. Romina Iannuzzi, Responsabile Nazionale NurSind per la Sanità Privata, e Andrea Bottega, Segretario Nazionale, dicono chiaramente che rinvii e tatticismi aziendali non sono più accettabili. I lavoratori del privato, ricordano, hanno contratti e stipendi «congelati inaccettabilmente al 2018», mentre l’inflazione e i rincari hanno ridotto il valore reale di ogni busta paga.

Secondo Iannuzzi e Bottega il problema non riguarda solo i salari. La differenza di trattamento economico rispetto al pubblico sta causando una vera emorragia di professionisti. Molti infermieri lasciano le strutture private per un posto nelle aziende pubbliche, altri abbandonano del tutto la professione. Chi resta deve coprire i vuoti con turni sempre più pesanti e la continuità dell’assistenza ai pazienti è a rischio.

I due dirigenti nazionali segnalano anche una contraddizione. Nell’ultima legge di bilancio sono state stanziate risorse importanti, e a tutti i tavoli istituzionali si è riconosciuto che la sanità privata è un pilastro del Servizio Sanitario Nazionale. Per Iannuzzi e Bottega non si può accettare che chi svolge ogni giorno un servizio pubblico per i cittadini abbia salari e diritti così lontani da quelli dei colleghi del pubblico.

Con lo stato di agitazione il NurSind chiama in causa il Ministero della Salute, il Ministero del Lavoro e le associazioni datoriali AIOP e ARIS. Chiede di riaprire subito la trattattiva per il contratto collettivo, di destinare risorse adeguate all’aggiornamento delle retribuzioni e di intervenire contro la fuga del personale. Nuove convocazioni e dichiarazioni d’intenti non bastano più: servono tempi certi e risultati che si possano verificare.

La procedura di conciliazione è l’ultimo tentativo di trovare una soluzione attraverso il confronto. Iannuzzi e Bottega avvertono che, se l’esito al Ministero sarà negativo, il sindacato porterà la mobilitazione e la protesta in ogni struttura privata del Paese, perché chi cura i cittadini ha diritto a risposte reali e a un salario dignitoso. Lo stato di agitazione non è ancora uno sciopero, ma è un passaggio decisivo della vertenza.

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